Settembre 2017. Il Comune di Palermo pubblica un bando da circa 350 mila euro per il trasferimento, la custodia e il mantenimento definitivo dei cani ospitati nelle proprie strutture. Nel testo si legge che, una volta "dismessi" - e già nell'uso dei termini trapela l'oggettificazione dei poveri animali – non avrebbero mai potuto essere reimmessi nel territorio di provenienza. Si verificava così l'aggiudicazione al ribasso, come troppo spesso avviene nel desolante panorama nazionale, ma con l’aggravante che chi vinceva l’appalto era un raggruppamento di imprese casertane e quindi a centinaia di chilometri di distanza e con lo Stretto da attraversare!
Lo stesso Comune, in un atto dell'anno precedente, aveva messo nero su bianco che i servizi di custodia e mantenimento in convenzione non riducevano il sovraffollamento, non promuovevano le adozioni e rappresentavano un costo oneroso per la collettività, e che la permanenza prolungata nelle strutture abbassava le probabilità che un animale venisse adottato. La diagnosi era esatta. La terapia scelta fu l'opposto della cura: non ridurre le presenze, ma spostarle. Anche perché il rifugio andava svuotato per far posto a due milioni di euro di lavori di adeguamento.
Alla fine partirono oltre quattrocento animali, prelevati dal rifugio comunale e dalle strutture private convenzionate. Il contratto, aggiudicato nell'ottobre 2018, prevedeva una diaria di tre euro e cinquanta al giorno per cane.
Era evidentemente progettato come un viaggio di sola andata. Le associazioni palermitane lo capirono subito. Diffidarono il Comune, chiesero il ritiro del bando, presentarono un esposto in Procura. Per due anni bloccarono fisicamente i furgoni davanti al canile municipale di via Tiro a Segno: nel 2017, nell'ottobre 2018, ancora nel marzo 2019. Le volontarie che seguivano quei cani ogni giorno si barricarono dentro la struttura. La LAV, che con il Comune aveva costruito un programma per le adozioni, sospese la collaborazione.
Persero. Nel 2019 oltre quattrocento cani partirono per i due canili designati della provincia di Caserta, a centinaia di chilometri di distanza, oltre lo Stretto da attraversare!
Luglio 2026: l'amministrazione in carica riesce a riportarli in Sicilia. Stessa città, stessi animali, due idee opposte di cosa significhi averne la responsabilità.
L'assessore al benessere animale Fabrizio Ferrandelli, nel 2019 consigliere di opposizione, presente ai blocchi davanti al canile- ha spiegato che quella scelta sottrasse i cani alla loro città, al controllo delle istituzioni, al monitoraggio delle associazioni e alla possibilità concreta di essere adottati. È la descrizione più esatta del danno, e non riguarda solo Palermo.
Perché un nimale portato a centinaia di chilometri esce da due circuiti insieme: da quello delle adozioni, che i volontari costruiscono nel tempo sul proprio territorio e che nessuno replica a distanza e
ovviamente dal raggio dei controlli che ogni buona amministrazione dovrebbe effettuare in quanto responsabile del benessere dei propri animali.
C'era poi la parte più insidiosa, e stava nei contratti. Per riportare indietro i propri cani il Comune ha dovuto chiudere una trattativa complessa con i gestori campani, con una transazione che gli ha permesso di mantenerne la proprietà ed evitare che venissero ceduti definitivamente a terzi.
Quella transazione ha un prezzo. Secondo una nota dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle pubblicata sul sito istituzionale del Comune, l'accordo approvato in Giunta ammonta a circa 400 mila euro. Il conto finale della scelta compiuta nel 2017 è dunque doppio: sette anni di diaria giornaliera versata a strutture fuori regione, e quattrocentomila euro per riavere indietro i propri animali.
Il 21 luglio 2026 i cani sono rientrati al rifugio comunale di Palermo. Ne sono tornati centocinquanta, accolti dai rappresentanti delle stesse associazioni animaliste che sette anni prima avevano tentato di impedirne la partenza. Sono anziani e provati: molti hanno la leishmaniosi, alcuni portano i segni comportamentali di una permanenza lunghissima in box. Il Comune ha assunto l'impegno pubblico di garantire loro mantenimento e cure veterinarie per tutta la vita naturale, e insieme alle associazioni ha lanciato una campagna di adozioni rivolta non solo alla città ma all'Italia intera. Chi volesse informarsi può scrivere a adozioni.palermo@lav.it. Chi li ha accolti racconta che, nonostante tutto quello che hanno attraversato, sono rimasti fiduciosi verso le persone.
E vale la pena dirlo con chiarezza: se oggi quei cani sono tornati, è perché per sette anni qualcuno non ha smesso di chiedere dove fossero.
Quel qualcuno ha dei nomi. Le volontarie e i volontari del canile municipale di via Tiro a Segno, che si barricarono dentro la struttura e negli anni non hanno mai smesso di chiedere notizie degli animali che avevano accudito; Giorgia Matesi, educatrice cinofila e referente LAV di Palermo, che in quel canile ha lavorato e che ha seguito la vicenda dal primo giorno all'ultimo; le guardie zoofile e le associazioni che hanno diffidato, ispezionato, denunciato, quando farlo significava passare per piantagrane. E Marcello Robotti, che per quei cani si è battuto e non c'è più: l'assessore Ferrandelli ha voluto dedicare alla sua memoria la giornata del rientro. A tutti loro va il nostro ringraziamento, che è anche un riconoscimento professionale: senza quella vigilanza ostinata, oggi non ci sarebbe nulla da raccontare.
Resta la domanda che conta davvero: qual è l'alternativa. Non certo quella scelta a Palermo nel 2017. Un servizio aggiudicato al massimo ribasso, con una diaria di € 3.50 al giorno per animale, non può produrre benessere: quella cifra dice già tutto su cosa ci si aspetti di ricevere in cambio. E il trasferimento fuori dal proprio territorio non è mai una soluzione: è uno spostamento del problema, con l'aggravante di allontanare l'animale dagli occhi di chi dovrebbe controllarlo e dalle case di chi potrebbe adottarlo.
La strada è un'altra, e non è nemmeno nuova: controllo delle nascite e sterilizzazione per ridurre gli ingressi, strutture vicine e accessibili, convenzioni che premino le adozioni e i servizi per il
miglioramento del benessere animale per ridurre o risolvere i problemi comportamentali invece di remunerare i giorni di detenzione, controlli veri e documentati su chi gestisce il servizio. Costa meno e funziona meglio. Palermo lo ha imparato a caro prezzo.

Gli altri Comuni ci auguriamo facciano tesoro dell’esperienza.

Fonti
Città di Palermo, dichiarazione dell'assessore Ferrandelli, 21 luglio 2026 — comune.palermo.it
Città di Palermo, dichiarazione dei consiglieri M5S sulla transazione — comune.palermo.it
PalermoToday, 18 marzo 2019 — protesta al canile di via Tiro a Segno
PalermoToday, 21 luglio 2026 — il ritorno dei cani da Caserta
PalermoToday, dicembre 2016 — l'atto del Comune sul sovraffollamento del rifugio
MeridioNews, marzo 2017 — il bando per il trasferimento degli animali
MeridioNews, 18 marzo 2019 — il blocco dei trasferimenti
LiveSicilia, 9 ottobre 2018 — la posizione della LAV sul bando
Kodami / Fanpage, 23 luglio 2026 — intervista a Ferrandelli e a Giorgia Matesi (LAV)