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S. Caterina da Bologna e le sette armi contro il demonio

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S.Caterina da Bologna, al secolo Caterina de’Vigri, fu una religiosa vissuta tra il 1413 e il 1463, proclamata santa da sua santità papa Clemente XI il 22 maggio del 1712.

Educata presso la corte Estense, nel momento del suo massimo splendore, Caterina scopre la vocazione alla vita religiosa in tenerissima età, entrando molto giovane nel monastero  del Corpus Domini di Ferrara, presso le suore dell’ordine delle Clarisse.

Profondamente innamorata di Gesù, secondo la spiritualità francescana, vive con profonda gioia l’imitazione di Nostro Signore, la contemplazione del Bambino di Gerusalemme, l’adorazione per l’Eucarestia, insieme ad un temperamente naturale molto vivace, con spiccate tendenze all’arte, nel canto e nella danza.

Dalla biografia di Domenico Agasso:

Caterina va agli studi, si appassiona di musica e pittura, di poesia (anche latina, presto). Ma d’un colpo tutto finisce, sui suoi 14 anni: le muore il padre, la madre si risposa, e riecco lei a Bologna, sola, abbattuta, in cerca di pace nella comunità fondata dalla gentildonna Lucia Mascheroni. Ma presto il rifugio diventa luogo di sofferenza e travaglio, per una sua gravissima crisi interiore: una “notte dello spirito” che dura cinque anni.

E allora torna a Ferrara, ma non più a corte: nel monastero detto del Corpus Domini. Qui la damina si fa lavandaia, cucitrice, fornaia. Preghiera e lavoro, mai perdere tempo, dice la Regola delle Clarisse che qui si osserva. E a lei va bene: lava i piatti, dipinge, fa le pulizie, scrive versi in italiano e in latino, insegna preghiere nuove, canti nuovi.

Con lei il monastero è un mondo di preghiera e gioia, silenzio e gioia, fatica e gioia. Diventa famoso, tanto che ne vogliono uno così anche a Bologna, dove va a fondarlo appunto Caterina, come badessa.

Porta con sé la madre, rimasta ancora vedova. Siamo nel 1456: anche questo monastero s’intitola al Corpus Domini. Caterina compone testi di formazione e di devozione, e poi un racconto in latino della Passione (cinquemila versi), un breviario bilingue. Si dice che abbia apparizioni e rivelazioni, e intorno a lei comincia a formarsi un clima di continuo miracolo. Ma anche restando con i piedi per terra, è straordinario quel suo dono di trasformare la penitenza in gioia, l’obbedienza in scelta. C’è in lei una capacità di convincimento enorme. Garantisce lei che la perfezione è per tutti: alla portata di chiunque la voglia davvero.

Già in vita l’hanno chiamata santa. E questa voce si diffonde sempre più dopo la sua morte, tra moltissimi che non l’hanno mai vista, e la conoscono solo dai racconti di prodigi suoi in vita e in morte. A quattro mesi dal decesso, dice una relazione dell’epoca, durante un’esumazione, sul suo viso riapparvero per un po’ i colori naturali. Santa da subito per tutti, dunque, anche se la canonizzazione avverrà solo nel 1712, con Clemente XI. Il suo corpo non è sepolto. Si trova collocato tuttora sopra un seggio, come quello di persona viva, in una cella accanto alla chiesa che a Bologna è chiamata ancora oggi “della santa”.

 

Santa Caterina è famosa per aver dato sette armi contro le astuzie del demonio, dei veri e propri consigli spirituali molto utili per tutti noi.

  • – avere cura e sollecitudine nell’operare sempre il bene;
  • – credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono;
  • – confidare in Dio e, per amore suo, non temere mai la battaglia contro il male, sia nel mondo, sia in noi stessi;
  • – meditare spesso gli eventi e le parole della vita di Gesù, soprattutto la sua passione e morte;
  • – ricordarsi che dobbiamo morire;
  • – avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso;
  • – avere familiarità con la Santa Scrittura, portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni.

 

 

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